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Rocca Sforzesca - Bagnara di Romagna

rocca di Bagnara di Romagna
Indirizzo:
Via IV novembre, 3
Orari di apertura: Giorni festivi e prefestivi 10 - 13 e 15 - 18. Luglio e agosto 10 - 13 e 19.30 - 22.30; negli altri giorni apertura su richiesta telefonica dalle 10 alle 13 - Chiuso il lunedì.
Telefono: 0545/905540 - 0545/76733 - 0545/905501.
 
 
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Le prime notizie del Castello di Bagnara risalgono al 1126, ma subì numerosi interventi nei secoli successivi, fino ad arrivare alla ricostruzione risalente al XV secolo ad opera delle famiglie Riario e Sforza, i signori dell'epoca, sulle rovine del castello medievale fatto costruire, nel 1354, da Barnabò Visconti.

Il suo ripristino richiese diversi decenni, durante i quali al dominio di Bagnara si alternarono la Santa Sede, gli Estensi, poi di nuovo alla Santa Sede, i Manfredi, gli Sforza. Di particolare rilievo è inoltre la realizzazione dello splendido loggiato che percorre quasi i tre quarti dell’intera cortina muraria, e presenta tutte le caratteristiche del “bello stile cinquecentesco” ovvero dell’arco con ornamento in cotto; è da attribuirsi alla scuola di Mastro Giorgio fiorentino, secondo la bibliografia locale, da identificarsi probabilmente con  Francesco di Giorgio Martino (Siena 1439–1501) pittore, scultore ma soprattutto architetto militare, attivo nel pieno XV secolo in diversi centri come Urbino, Siena, Gubbio, il quale si recò anche a Milano su istanza di Gian Galezzo Sforza.

La costruzione del mastio, considerato da molti studiosi una delle migliori opere d’arte fortificatoria del XV secolo in Italia, comincia nel settembre 1479; è suddiviso in tre ordini di casematte che sono costituite da camere circolari molto ampie, coperte con volte semisferiche laterizie, tuttora ben conservate.

Sul finire del 1499 la Rocca passò al duca Cesare Borgia come gran parte delle terre romagnole, ma la gloria di costui passò ben presto. Nel 1535 il fortilizio era diventato un covo di falsari che vi coniavano illegalmente monete. Nell’accordo raggiunto il 30 luglio 1562 tra il comune imolese e il vescovo di quella città, la Rocca passò sotto la piena proprietà di quest’ultimo, status ribadito nei secoli successivi. Verosimilmente nel Seicento fu soppresso il ponte levatoio, ampliata la porta d’ingresso, ostruiti con muratura gli spazi esistenti tra i merli nelle torri, che furono ricoperte con tetto. Si procedette in quel tempo ad una riconversione da uso militare ad uso civile della Rocca, che divenne residenza del commissario del vescovo al piano superiore, mentre il pianterreno fu destinato a deposito e a vani di servizio. In alcuni periodi la Rocca fu anche destinata a carcere, come si può verificare osservando alcuni graffiti in una cella posta nella casamatta superiore del mastio.

 La Rocca Sforzesca ospita il Museo del Castello, i cui recenti allestimenti raccontano la storia del territorio fin dai rilevamenti archeologici .